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Letteratura

Un amore “liberato”

Diritto d’amore di Stefano Rodotà, pubblicato da Laterza nel luglio 2017, a un mese dalla sua scomparsa, è una riflessione profonda sulla società nella quale viviamo, che parte da una conoscenza altissima della materia giuridica, legislativa e costituzionale, resa accessibile anche e soprattutto ai non addetti ai lavori.

Profonde sono le considerazioni sul senso e sul valore delle relazioni nella società odierna e su come queste si siano evolute nel corso degli anni, di come l’istituzione matrimoniale monogamica ed eterosessuale non sia più il percorso obbligato e soprattutto l’unica e assoluta rappresentazione dell’amore; non a caso una delle pagine più dense di significato è quella in cui l’autore riflettere sul senso intrinseco del termine “coppia di fatto”, come forma riduttiva e infelice che nasce per differenziare questa condizione dalle cosiddette “coppie di diritto”.

In questa disamina un posto importante è occupato dall’evoluzione che ha subito il ruolo della donna in seno alla società, che le ha permesso di passare da uno stato di sottomissione e subordinazione alla possibilità di conseguire rapporti paritari con l’altro sesso.

Attraverso un percorso diacronico e sincronico Rodotà ha analizzato quasi settant’anni di evoluzioni sociali che hanno interessato l’Italia, ma anche l’Europa e gli Stati Uniti, in materia di relazioni, matrimoni e diritto di famiglia, ma soprattutto in relazione ai diritti fondamentali. Infatti, l’analisi dei casi specifici parte da una concezione di fondo: il diritto d’amore è associato a quei diritti fondamentali che Rodotà ha sempre considerato “presidio della vita”; esso dovrebbe basarsi sull’autodeterminazione del singolo individuo e dovrebbe essere svincolato da qualsiasi forma di sottomissione, utilitarismo e coercizione. Questa premessa è funzionale a rispondere alla domanda che viene posta nell’incipit: “Le parole diritto e amore sono compatibili?”.

L’autore accompagna il lettore verso la risposta come attraverso un sentiero che ha disseminato di mollichine di pane: abbiamo riferimenti legislativi e costituzionali, testimonianze di casi specifici, citazioni dal De Amore di Andrea Cappellano e dall’Epistolario di Stendhal. Tutto ciò è funzionale a mostrare una società in mutamento perché formata da individui che amano, e l’amore è in assoluto il sentimento meno vincolabile a norme cristallizzate.

Dunque, con queste premesse, potrebbe sembrare un’aporia parlare di diritto d’amore? Niente affatto. L’amore non ha bisogno di legittimazione ma di comprensione; le dinamiche relazionali e i rapporti non sono immutabili ed eterni e perciò non può esistere un insieme di norme o leggi immutabile che tuteli tali rapporti. Da ciò l’autore preme affinché ci sia una maggiore elasticità da parte del sistema legislativo, perché è la materia stessa a richiederla; come sottolinea: “la regola giuridica può accompagnare
la vita e l’amore e non imporre modelli obbligati”, perché il diritto d’amore è “un diritto di libertà e non necessita di una concessione”.
Viene presentato al lettore un amore “liberato” che si manifesta nella coppia senza distinzione di sesso, che si realizza nell’intimità e nell’affermazione dell’identità dell’individuo. Il momento in cui si inizia a parlare di diritto d’amore è in relazione all’altro, cioè nella dialettica coppia/società. Tanto nell’intimità questo sentimento dovrebbe essere libero e invincolabile, quanto all’esterno dovrebbe essere tutelato, garantito con norme che crescano e si evolvano con e nella società stessa.

Sarebbe possibile scrivere pagine e pagine di riflessioni partendo dalla lettura di questo libro, sviluppare infinite discussioni sul ruolo della donna, sulle unioni civili, sul principio di autodeterminazione, perché è un testo che tocca molto da vicino il modo in cui viviamo e guardiamo ai rapporti e ancor più perché la nostra generazione si colloca nel mezzo, tra il retaggio di una società patriarcale e la spinta propulsiva data al modo di concepire le relazioni dalle leggi del 1970 e 1978, rispettivamente la legge sul divorzio e quella sull’aborto.

Ogni riflessione sarebbe vana se non si partisse dal presupposto che un’idea così elevata dell’amore può basarsi solo e soltanto sul rispetto della libertà personale di ogni essere umano. Questo è il lascito di Stefano Rodotà.