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Un viaggio nel “Sogno d’amore” di Marc Chagall

“Mi basta aprire la finestra della mia stanza e l’aria blu, l’amore e i fiori entrano con lei”

Marc Chagall

Una scalinata piena di fiori cattura l’attenzione dei passanti e dei turisti che percorrono via dei Tribunali; questa straordinaria esplosione di colori tra i palazzi antichi di una delle più storiche strade di Napoli è un’anticipazione della mostra Chagall. Sogno d’amore che si tiene all’interno della Basilica di S. Maria Maggiore alla Pietrasanta.  

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Tra navate e stucchi bianchi si apre un mondo onirico e favolistico, da cui emerge subito la capacità dell’artista di guardare la realtà e di  rappresentarla attraverso un’infantile  fantasia che si nutre delle esperienze vissute.

Questo connubio è alla base delle illustrazioni realizzate da Chagall per le favole dello scrittore francese La Fontaine. In questa meravigliosa galleria di litografie non è ancora presente quella vivacità incontenibile di colori che caratterizzerà le opere più tarde dell’artista russo-francese, ma la fantasia, elemento costante, si esprime umanizzando gli animali, che diventano i protagonisti di racconti moraleggianti e satirici. Tutti i vizi che lo scrittore francese del Seicento descriveva nelle sue favole, prendono vita nelle rappresentazioni  del mondo animale realizzate da Chagall, realtà che il pittore conosceva molto bene e che celebrava con la sua arte, ritornando con la memoria a quel villaggio in Russia dove aveva trascorso la fanciullezza.

Osservare le opere esposte, ascoltando la loro genesi e la loro storia raccontate da una voce femminile, che si presenta come la figlia dell’artista, rende il percorso ancora più intimo e particolare e permette di comprendere quanta realtà e quanta vita vissuta ci sia nelle sue opere. Infatti, intimo ed evocativo è il rapporto di Chagall con la religione, intendendo l’arte stessa come una religione, soprattutto l’arte creata al di sopra di qualsiasi interesse di gloria. Le sue rappresentazioni religiose, soprattutto quelle tratte dal libro dell’Esodo, mostrano non solo la sofferenza di un popolo che, fuggito dalla schiavitù, si rende libero dotandosi di leggi proprie, ma richiama anche le persecuzioni subite dagli Ebrei durante la Seconda guerra mondiale, che lo stesso artista ha vissuto, costretto a lasciare Parigi per gli Stati Uniti; in ultimo il peregrinare del popolo ebraico è particolarmente sentito da Chagall perché la sua stessa vita è stata contrassegnata da peregrinazioni e perdite. Tramite il ricordo, l’evocazione e l’arte tutto ciò che l’artista ha dovuto lasciare non è andato mai perduto, né i paesaggi della Russia, né le scoperte artistiche parigine, né l’amore per  la moglie Bella.

L’inesauribile tavolozza espressiva di Chagall attinge tutte le sue sfumature di colore proprio dall’amore: questo sentimento è  inteso dall’artista in modo universale, come un fluire armonico e  privo di limiti che  prende vita dalle sue pennellate, le quali non conoscono i confini delle figure, ma li valicano abbracciando tutto il quadro e mescolandosi tra di loro. La linea che separa la realtà dalla fantasia non esiste: ecco perché le sue rappresentazioni floreali si slanciano nitide e vivide davanti agli occhi dell’osservatore che vorrebbe toccare con mano vasi quei vasi traboccanti di colori e  sembra  quasi percepirne il profumo. Giocando con la fantasia Chagall  riesce a rendere incantato qualsiasi oggetto animato e inanimato: violini, asini, mazzi di fiori.

 

I confini nella pittura di Chagall non esistono soprattutto quando si tratta di separare la realtà dal sogno; se l’artista nei suoi quadri è riuscito a mescolare scene di vita quotidiana con animali fantastici, a far volteggiare in assenza di gravità due sposi novelli, a descrivere con una leggerezza disarmante gli orrori di una guerra e a dare vita ai racconti moraleggianti delle favole, è proprio perché i confini per lui non sono mai esistiti. Essere un viaggiatore invece che un esule, sublimare un amore invece di piangerne la scomparsa, sono caratteristiche di un animo che non ha mai perso quella componente fanciullesca che gli ha permesso di guardare con leggerezza, che non è superficialità, alle grandi o piccole tragedie che costellano la vita umana. L’immaginario onirico non è un rifugio o una fuga, ma un modo attraverso il quale gli elementi e le figure della quotidianità diventano più colorate e vivide; ecco perché alla fine della mostra si apre una meravigliosa “Dream room” in cui lasciarsi avvolgere e trasportare in un turbinio di immagini e colori, dal blu più scuro al giallo più acceso, tra linee e fiori, suonatori di flauto e violinisti.

Il percorso, che si è aperto e sviluppato attraverso opere che hanno raccontato la vita di Chagall, si conclude immergendosi e passeggiando nel sogno dell’artista, dove tutte le immagini viste precedentemente ritornano, apparendo a spezzoni qua e là e scomparendo in un armonico fluire di forme e colori. Dunque è nella dimensione onirica e psichica del pittore che si conclude la mostra, e non poteva che essere altrimenti per un artista come Chagall che ha considerato l’arte uno stato d’animo e l’anima la sua unica patria.