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“Se una notte d’inverno un narratore – viaggio a fumetti nelle opere di Italo Calvino”: una recensione-racconto

Stai per cominciare a leggere la nuova recensione-racconto di Se una notte d’inverno un narratore – viaggio a fumetti nelle opere di Italo Calvino, un volume scritto da Gianluigi Pucciarelli e disegnato dagli autori di Redhouse Lab per l’editore BeccoGiallo. Tra tutti gli Articoli Che Scorrono Veloci sulla home, portati via dalla corrente del web, nella tua rete è incappato questo post. Forse ti ha incuriosito il titolo, forse l’immagine. Hai deciso di aprirlo e ora i tuoi occhi scivolano sul dorso di queste parole virtuali. Prendi la posizione più comoda. La luminosità del display è giusta? C’è silenzio intorno a te? No, non sbirciare la lunghezza del post: raccogliti, rilassati. Silenzia le notifiche. Nulla dovrà distrarti.

Le prime vignette sono in bianco e in nero. Si profila l’immagine del Lettore, un uomo in soprabito e cappello. Non svela il suo volto, può essere chiunque, o vuole essere chiunque. Il Lettore si sistema nel suo appartamento e comincia a leggere.

Si apre un mondo a tinte decise, sui toni del verde, del blu e del rosa. I nobili protagonisti de Il barone rampante hanno forma d’animali e vestiti sontuosi. L’impeto di trasgressione agli ordini del padre porta Cosimo Piovasco di Rondò sui rami degli alberi della sua tenuta. Un salto, un passo avanti ad un altro, e Cosimo si ritrova dinanzi alla giovane Viola d’Ondariva che dondola sull’altalena nel suo giardino. Si apre un mondo a tinte decise, sui toni del verde, del blu e del rosa. I nobili protagonisti…

Al Lettore sembra di aver già letto questa striscia.

Va in libreria e si lamenta del difetto strutturale. “È già capitato a molti” dice il Libraio. Gli indica come esempio una Lettrice poco distante che ha appena acquistato una copia de Il barone rampante per proseguire la storia ormai iniziata. Il Lettore le si avvicina; ne nasce un’amicizia improntata alla ricerca della storia giusta, senza difetti di fabbricazione o altre spiacevoli interruzioni.

Il sentiero dei nidi di ragno si snoda tra le tonalità del rossiccio e del marrone. I tratti dei personaggi sono appena un po’ caricaturali, le ambientazioni essenziali. Pin cammina per la città canticchiando e prendendosi gioco delle persone che incontra. Il tono serio della vicenda s’insinua gradualmente, non è percepibile se non quando ha già scalzato quello canzonatorio. D gli amic g i imp ngono cme prva il u to de la pist la…

Cosa? Non si legge bene? Sarà un altro difetto strutturale.

Il Lettore e la Lettrice, così, decidono di fare chiarezza: proseguono il loro viaggio tra le opere di Calvino andando a trovare un professore esperto in materia. Con il suo intervento il percorso ora rallenta e indugia sul bellissimo racconto di Ti con Zero, il capitolo intitolato “Esattezza”. Ogni sezione all’interno di questa cornice ha un titolo tratto da Lezioni americane. Sei proposte per il prossimo millennio, l’ultima voce letteraria di Italo Calvino.
Un ambiente selvaggio, un leone feroce, un indigeno e la sua lancia. Le infinite potenzialità di una singola azione. L’illusione della scelta e il tempo: senza limiti eppure circoscritto, perché non c’è altro spazio in cui poter vivere se non questo.

Le città invisibili appaiono in tutto il loro splendore: una città ha i confini sfumati dagli acquerelli, un’altra ha i tratti spigolosi, un’altra è un intreccio di tubature, ferro e acqua, un’altra ancora sembra incastonata tra le stalagmiti. Kublai Kan e Marco Polo dialogano nella loro dimensione atemporale passeggiando tra le multiformi realtà narrate da Marco e immaginate dal Kan.

Il Lettore e la Lettrice s’incontrano di nuovo, questa volta ad una mostra d’arte contemporanea in cui figura anche Calvino come personaggio tra i personaggi, come teoria e prassi della sua stessa ideologia letteraria.

Il castello dei destini incrociati ospita narratori silenti senza colori: in questa ambientazione cavalleresco-fantasy personaggi eterogenei siedono allo stesso tavolo e desiderando raccontare le proprie storie riescono ad aggirare l’impossibilità di proferire parola adottando le immagini colorate delle carte dei tarocchi. Così, carta dopo carta, attraverso l’interpretazione dei simboli prendono vita le storie di quei viandanti radunatisi lì per caso.

Il Lettore e la Lettrice sono alla fine della loro Storia. Concludendo in composizione anulare si torna al principio; ma durante il viaggio qualcosa è cambiato: decostruendo le strutture portanti dei generi letterari, Calvino ha creato una nuova architettura eterogenea e diversificata in cui il Lettore attento e costante può attivare la ricerca di quell’unico, quasi invisibile, filo narrativo che tiene uniti tutti i suoi scritti.

Il Lettore, come Cosimo Piovasco di Rondò sugli alberi, salta da un’opera all’altra, crea un proprio percorso e lo segue fino in fondo, scegliendo di volta in volta la direzione a lui più congeniale. È il Lettore a scegliere il viaggio, le tappe e i compagni d’avventura, oltre alla personale interpretazione della storia.

Questo è uno dei segreti della Buona Lettura.

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Veni, vidi, legi: un fumetto per raccontare Cesare

Isola di Farmacussa, 75 a.C.: un giovane romano è prigioniero dei pirati.
Diecimila sesterzi per la mia testa? Valgo molto di più, pirata!“.

Così si apre questo straordinario fumetto incentrato sulla vita di Giulio Cesare, l’ottavo numero della collana Historica Biografie pubblicato recentemente da Mondadori Comics.

Il racconto segue le principali tappe biografiche dell’uomo politico più controverso della storia. L’ambitio e la virtus guidano la sua ascesa, progettata con prudente lungimiranza e realizzata con ferma perseveranza. Il cuore della storia sembra essere proprio il vaglio della personalità di Cesare: la visione chiara dei suoi obiettivi è correlata alla lucida capacità di mettere a punto la strategia più efficace per raggiungerli, soprattutto attraverso la disamina delle potenzialità degli avversari e degli alleati, mentre fa da contrappunto il ricordo delle gesta di Alessandro Magno, stimolo per azioni ancora più grandi e gloriose.

Oh, sarà senz’altro un fallimento. Non ha importanza. Dobbiamo ampliare le nostre frontiere“.

La narrazione è fluida e sinuosa, a tratti placida, poi rapida, come un corso d’acqua che precede una cascata. Perfino chi conosce bene la storia può sorprendersi di alcune svolte, merito della sceneggiatura di Mathieu Gabella e dei disegni di Andrea Meloni.

Lo stile asciutto dei dialoghi e l’impostazione paratattica del racconto stesso, essenziale ma profondamente denso di significato, richiamano le caratteristiche dei Commentarii cesariani (la cui stesura è rievocata con un leggero tocco di ironia); le scene ampie e spettacolari – come quella che fotografa la battaglia di Farsalo – accanto ad altre più piccole, ricche di dettagli o dedicate a primi piani molto espressivi, non solo seguono l’andamento del racconto ma hanno un ruolo chiave nella resa semantica complessiva.

Ad impreziosire il fumetto concorre la consulenza storica del professore Giusto Traina. Affascina e colpisce l’assoluta precisione dei dettagli, dall’architettura alle armate, dalle celebrazioni pubbliche alle tattiche militari, dai volti dei personaggi che ricalcano la statuaria più celebre ai contributi delle fonti storico-letterarie più o meno riconoscibili.

Uomini carismatici intrecciano le proprie storie con quella di Cesare, contribuendo a delineare e a definire la sua indole. Il rapporto con Vercingetorige è molto singolare: emerge una sorta di piacere nel confronto con il grande nemico gallo, determinato dalla sua forte tempra e dall’entità della sfida. Vercingetorige, infatti, è dotato di grande abilità strategica e nutre alte ambizioni; tuttavia, all’apice del successo subisce una dura sconfitta, deludendo Cesare: “Pensavo di incontrare un uomo come me… invece ho visto ciò che non voglio assolutamente diventare“.

Passo dopo passo, Cesare trionfa e afferma il proprio potere. Purtroppo, però, per costruire la grandezza e la civiltà di un popolo non bastano le conquiste, che riscuotono largo successo, sono necessarie soprattutto le riforme, che spesso generano profonde spaccature nella società. I cambiamenti sono dichiaratamente invocati e sperati ma intimamente temuti e osteggiati.

Sulla vita dell’illustre uomo politico cala così il sipario impregnato di rosso, cucito dalle mani di chi gli è sempre stato accanto. Eppure, le imprese di uomini come Alessandro Magno e Giulio Cesare hanno dato origine a civiltà e culture che sono sopravvissute ai propri fondatori: si sono sviluppate, estese, frantumate, scontrate, rappacificate, rese autonome e trasformate. Oggi forse sono quasi irriconoscibili, ma la memoria e la comprensione storica sono gli spiragli attraverso i quali civiltà e culture possono far rivivere quegli uomini.