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Letteratura

Volteggiare sulle esistenze poetiche: “Con in bocca il sapore del mondo” di Fabio Stassi

Profumo di legna bruciata e stradine di pietra chiara: l’esistenza ispirata alla biografia di Dino Campana viene raccontata in volute di fumo indefinite che si condensano in figure evanescenti, sfuggenti, evocative. Brevi annotazioni si susseguono per seguire le emozioni rapide e intense di un’anima emarginata, errabonda e istintuale. Il poeta è come un goffo uccellino che sfrutta l’impeto del vento per spiccare il volo, ma a metà di un volteggio ripiomba nel suo stretto nido, dove è solo pur essendo in compagnia.

La figura di Gabriele D’Annunzio prorompe in un’ondata di energia produttiva che non si arresta mai: corre libera zigzagando come corrente elettrica che accende scintille di fuoco lungo il percorso, e proprio come il fuoco risulta tanto ipnotica e coinvolgente.

L’essenza di Aldo Palazzeschi si svolge lungo il filo dell’equilibrista, in bilico tra la progressiva costruzione di un’identità caleidoscopica e l’esuberanza allegra dell’originale personalità, in un vortice di luce, vita e suoni, che si staglia nel buio come un fuoco d’artificio.

Come un turbine in punta di piedi, si delinea l’immagine di Alda Merini, che nella sua follia, prolifica di affascinanti e tormentate metafore naturali, tratteggia sentimenti straripanti e fugaci, intensi e strazianti.

Nel suo “gioco di imposture letterarie”, Fabio Stassi ci fa dono di una galleria di bozzetti acquarellati che riproducono scorci significativi di vite poetiche. I sentimenti più profondi sembrano rappresentare le principali energie motrici dell’essere umano che sceglie di canalizzare i moti del suo animo in composizioni artistiche.

Viaggiare attraverso Con in bocca il sapore del mondo, edito da Minimum fax, vuol dire fare esperienza di dieci delicate biografie disincarnandosi, volando attraverso il tempo e lo spazio per poi posarsi sul cuore di un poeta per ascoltarne i battiti.

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Letteratura

“Ogni coincidenza ha un’anima” – un immaginario colloquio con il biblioterapeuta Vince Corso

Non so lasciar andare, signor Corso.

Mi scusi, signorina, non credo di aver capito bene.

Per usare una metafora, non riesco a mollare gli ormeggi e a scivolare verso il mare aperto. Ho bisogno di trattenere, controllare, ponderare. Non amo gli imprevisti, né gli insuccessi che ne possono derivare. Mi rifugio nel passato, che ormai è passato e non può più cambiare. Ogni situazione nuova è una prova difficile da affrontare: non so se sarò in grado di gestire tutto. Ecco perché preferisco trattenermi nel porto.

Capisco. La fallibilità è una caratteristica umana, tuttavia.

Lo so. So che non si cresce se non ci si mette in viaggio, con l’animo pronto ad affrontare imprevisti e ostacoli. In fondo, tutti gli strumenti per farcela li possediamo già; dobbiamo solo individuarli e capire come usarli, creare strategie sempre nuove per poter procedere. Questo lo so bene, l’ho capito. Il problema è che non ne sono in grado. Sono da lei per un libro che mi racconti come si fa, davanti ad un ostacolo, a trovare un espediente per andare incontro alla tempesta, affrontarla e uscirne, preservando comunque se stessi.

Ho la cura che fa per lei. Mi lasci un attimo per cercarlo… scusi il disordine… ecco, questo romanzo è ciò che le serve. È una storia che parla di letteratura, memoria e imprevedibilità.

Promette bene.

Già. Va letto piano, per assaporarne ogni parola. È un testo molto poetico, crea immagini vivide e riesce a trasmettere sensazioni delicate ma allo stesso tempo molto forti. Sembra una contraddizione ma le assicuro che non è così, quando lo leggerà capirà di cosa parlo.
Il protagonista è proprio un biblioterapeuta come me.
Un giorno si presenta una donna matura, affascinante e molto ricca, che gli affida un compito particolare: scoprire da quale romanzo provengono le frasi, apparentemente prive di senso, che suo fratello malato di Alzheimer ripete in continuazione. Non è un’impresa semplice: l’uomo è stato un intellettuale con molteplici interessi, poliglotta, ha letto moltissimo e collezionato preziosi volumi. Per lui perdere la memoria a causa della malattia è stato come mandare in frantumi una preziosa opera d’arte fatta di cristallo. C’è davvero un romanzo al quale cerca disperatamente di aggrapparsi? E perché? Il protagonista cerca di scoprirlo, mentre vive la sua esistenza quotidiana tra persone che inaspettatamente gli aprono nuove prospettive, e i gravi problemi sociali che attualmente attanagliano il nostro paese. Nel corso della storia i colloqui con i suoi pazienti e con gli amici illuminano diverse chiavi di lettura della problematica di fondo.
Prenda ad esempio la storia della donna che non riesce a dimenticare nulla, ma proprio nulla, e pensa che «il tempo è una porta che si chiude e ha un solo verso» e che «tutto accade una volta e basta, e genera conseguenze, episodi totalmente occasionali, eventualità che potevano girare in un altro modo», quindi preferirebbe non ricordare tutto, perché «il passato non è mai stato un luogo più felice e invidiabile del presente»: abbiamo solo mitigato molti ricordi. Non le sembra che non abbia tutti i torti, in fondo? Non sarebbe meglio semplicemente guardare avanti?
L’uomo malato di Alzheimer deve fare i conti con l’impossibilità di conservare tutto il suo passato; si tratta di una condizione terribile, che però va necessariamente affrontata. Così, tra i tanti, sceglie di salvare un solo ricordo, quello più importante, il solo che davvero conti. Non le svelo qual è, naturalmente, ma rifletta su questa cosa: l’imperfezione potrebbe rappresentare la realtà meglio di qualunque altra cosa.
Consideri anche questa, ecco, sì, la storia del reverendo irlandese che aveva inserito una mezza pagina nera nel suo romanzo, molte righe di asterischi e aveva fatto sparire un capitolo, sostenendo che la mancanza di alcune parti avrebbe reso qualsiasi libro più completo.
In quest’ottica anche quest’altra considerazione risulta molto interessante, gliela leggo: «che poi non è vero che la vita è una baraonda incoerente: ci sono delle ragioni, per tutto quello che ci accade, anche per le nostre delusioni»; in questo passo si dice che la letteratura stessa è un elemento di contaminazione, di scompiglio, è la grande sabotatrice di qualsiasi ordine costituito, perché mette in discussione tutto, a partire da chi scrive e da chi legge. In questo romanzo la letteratura è la custode di un ricordo che cerca di resistere al caos, all’incomprensione – un altro tema cardine, affrontato splendidamente.
Insomma, ognuno di noi ha il proprio linguaggio, il proprio sistema di espressione e di esperienza della vita; potrà esserci chi non lo capirà, ma lei dedichi i suoi sforzi a sviluppare il suo, a consolidarlo e a prendere il largo lasciandosi guidare da esso.

Penso proprio che lo leggerò, questo romanzo. Già il titolo mi piace: Ogni coincidenza ha un’anima. Bello. La ringrazio molto, signor Corso.