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“Ogni libro può essere salvato”: quando la Biblioteca custodisce uno spazio speciale

La restauratrice taglia il filo di cotone che tiene unito il libriccino e delicatamente stacca un bifolio alla volta, disponendoli uno accanto all’altro sul largo tavolo di legno. L’ambiente del laboratorio di restauro della Biblioteca Nazionale di Napoli è freddo, umido com’è tipico dei palazzi antichi con mura spesse e alte.

Nel silenzio calmo e attento del gruppo di visitatori i gesti della restauratrice accompagnano la spiegazione della pratica di pulitura di un piccolo codice piuttosto recente. Le pagine, depositate in una vasca e immerse in acqua deionizzata – soluzione necessaria per eliminare le impurità accumulatesi nel corso del tempo – dovranno rimanere lì il tempo necessario affinché il processo sortisca i risultati sperati.

Pazienza e cura sono gli elementi preponderanti che caratterizzano tale attività: bisogna concedere tempo e attenzione per permettere a questi libri di guarire, lo stesso tempo e la stessa cura che sono stati necessari per realizzarli. Nella descrizione dei processi, nella volontà di mostrare ai visitatori i libri restaurati, emerge una grande passione per il lavoro che viene svolto in questo laboratorio; non è importante che per la restaurazione di un solo libro siano stati impiegati quattro mesi, quello che conta è essere riusciti a recuperare la maggior parte dell’opera originale, sia che si tratti di una copertina in pergamena, sia che si tratti di una qualsiasi pagina del libro.

Un altro restauratore in camice bianco, che fino a quel momento ha seguito il gruppo in silenzio, prende la parola dinanzi a un grande foglio stampato, un censimento con decorazioni colorate e dorate, e con perizia mostra il processo di copertura di una lacuna; spinge un interruttore e illumina il tavolo da lavoro: come una radiografia, appaiono subito visibili le fibre del foglio, lungo le quali viene posta la carta giapponese dello spessore giusto.

Seguire con lo sguardo il pennello che incolla minuziosamente la carta giapponese sullo spazio vuoto, piccolo danno creato dal tempo, dall’incuria o magari da un topolino, è davvero affascinante. Appare chiaro, osservando l’attenzione e la perizia con cui tutte le operazioni vengono eseguite, che questo lavoro necessita in primo luogo d’amore per il materiale sul quale si va a intervenire; non esistono i verbi tagliare o eliminare, ma solo salvare e ricostruire.

Come un’antica tessitrice, quasi con la stessa pazienza e perseveranza che ebbe Penelope nel tessere la sua tela, il restauratore, sedutosi dietro una macchina lignea per la cucitura dei fascicoli, mostra al gruppo la differenza tra la cucitura con lo spago, posto lungo le linee dei nervi del codice, e con le fettucce, metodo per libri più recenti.

Il gruppo si dispone attorno al tavolino con il telaio e osserva la precisione armoniosa dell’operazione di cucitura. I fascicoli, assicurati ad alcune cordicelle verticali, sono cuciti con il filo che passa attraverso i forellini della legatura precedente; anche in questo caso si cerca di rispettare l’antica condizione del testo, andando ad adoperare gli stessi fori e non creandone di nuovi.

Il restauratore conduce poi il gruppo a un altro tavolo, sul quale sono sparsi strumenti per l’incisione, aghi, fili di cotone, materiali cartacei di colori diversi, pergamene dalle naturali sfumature variegate, cartoncini neutri per i piatti, bisturi, pennelli e tanti strumenti che catturano lo sguardo dell’appassionato.

A questo tavolo l’uomo illustra le fasi di creazione di un capitello e l’incisione di un carattere. Anche quando qualcosa viene ricreato ex novo i parametri adoperati sono sempre quelli del rispetto del materiale originale; così, per la ricostruzione di un capitello, si adopera il filo di cotone dello stesso colore degli altri libri della medesima collezione.

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Infine, un contenitore sulla scrivania attira l’attenzione del gruppo e, a seguito di qualche domanda incuriosita, viene aperto: fogli di un’antica carta topografica di Napoli e dei suoi dintorni vengono rivelati tra lo stupore generale. La voce profonda del restauratore spiega che quelle tavole settecentesche sono state realizzate da Giovanni Carafa, duca di Noia.

Mostrando al gruppo il lavoro svolto, il restauratore specifica che per i criteri topografici odierni quelle tavole non sono più utili, ma racchiudono in sé un patrimonio inestimabile che permette a noi oggi di leggere e vedere com’era concepito lo spazio nella Napoli del 1775. Colpisce inoltre come un lavoro di tal genere, che nella visione moderna appartiene a un settore tecnico, sia stato adornato con decorazioni ricche e minuziose.

Avere la possibilità di ammirare tali operazioni consente di apprezzare ancora di più il valore del lavoro eseguito per riportare nelle condizioni migliori i testi contenuti nelle nostre biblioteche; un approccio che alla base ha un profondo rispetto sia per il contenuto che per la struttura materiale dei volumi stessi.

Il libro è trattato come un essere vivente dotato di un corpo e un’anima; il lettore apprezza e si concentra principalmente su quest’ultima, rappresentata dal contenuto, perché è lì che si trova la storia. In realtà ogni libro racconta almeno due storie: quella che è possibile leggere all’interno e quella che deriva dal suo “corpo”; ogni piega, ogni traccia sulla copertina, ogni simbolo sul dorso, ogni dedica o annotazione sul foglio di guardia raccontano una storia che è arrivata fino a noi proprio perché è stato operato un lavoro di conservazione sul materiale.

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Il laboratorio di restauro della Biblioteca Nazionale di Napoli è uno dei pochi laboratori pubblici ancora attivi in Italia che si adopera affinché anche le generazioni future abbiano la stessa fortuna che è stata concessa a noi: quella di poter conoscere tutto l’universo che ogni libro racchiude in sé.

Così, questo viaggio organizzato da Napoli Città Libro giunge alla fine del percorso tra i pennelli, i fogli e i fili di cotone. I restauratori lasciano il gruppo con l’omaggio di un segnalibro e di un’esperienza meravigliosa alla scoperta del durissimo lavoro che si cela dietro ai libri che ogni giorno sfogliamo e ai testi più antichi che di tanto in tanto consultiamo o ammiriamo.

 

Chiara Cortese e Maria Rosaria Di Napoli.

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Eventi Letteratura

“Leggimi subito, leggimi forte”: Nati per Leggere inaugura il nuovo Punto Lettura per i più piccoli

Uno scalpiccio impaziente si dispone disordinatamente attorno all’ingresso della nuova sede Nati per Leggere di Napoli, all’interno della Biblioteca Nazionale. Un nastro azzurro viene teso dai volontari e dal direttore della Biblioteca, mentre due bambini avanzano timidamente e sciolgono il fiocco inaugurale aprendo ufficialmente il Punto Lettura tra gli applausi degli adulti e l’allegria dei bimbi.

 

Dopo la chiusura della sede al PAN, il progetto Nati per Leggere, che ha un’estensione nazionale, riparte ancora più forte nel cuore della città campana con una partecipazione eccezionale.

 

Minuscole scarpine colorate si svincolano dai genitori e corrono lungo il corridoio tappezzato di libri illustrati. Alcune volontarie sono pronte ad accogliere le frotte di bimbi che entrano nella sala lettura e si siedono a terra in attesa della prima storia. Prima, però, tutti in coro recitano la filastrocca di Nati per Leggere:

Leggimi subito, leggimi forte,
dimmi ogni nome che apre le porte!
Chiama ogni cosa, così il mondo viene!
Leggimi tutto, leggimi bene,
dimmi la rosa, dammi la rima,
leggimi in prosa, leggimi prima!

In collaborazione con l’Associazione Culturale Pediatri, l’Associazione Italiana Biblioteche e il Centro per la Salute del Bambino, il progetto è basato sulle grandi potenzialità di sviluppo cognitivo racchiuse nella lettura a voce alta rivolta ai bambini fino ai sei anni.

Sin dalla nascita, infatti, è possibile stabilire un’efficace comunicazione pedagogica attraverso la voce e il contatto con gli adulti, con effetti sonori e visivi, poi, progressivamente, grazie al tatto e il coinvolgimento diretto del piccolo lettore con domande e inviti alla creatività personale, fino ad arrivare alla creazione di una propria “biblioteca” domestica fatta su misura.
Fondamentale è il rapporto umano che si crea nel Punto Lettura tra il bambino, i genitori e i volontari, preparati con un apposito corso di formazione.

Sui morbidi cuscini colorati disposti sul pavimento il brusio si disperde, braccia adulte accolgono manine vivaci, e voci alte cominciano a raccontare storie incantevoli a tanti sguardi curiosi e vigili.

La sensazione è quella di trovarsi in un luminoso salotto, a una grande riunione di famiglia: si percepiscono immediatamente l’accoglienza, il calore, la libertà di movimento.

Il nuovo Punto Lettura è ben più di una Biblioteca o un semplice spazio di lettura, è un Punto di Ritrovo, di Incontro vero, un Punto di Riferimento attorno al quale si coagulano passione, stimolo creativo e un forte senso di appartenenza.