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Arte Eventi

Un viaggio fantastico nell’etereo mondo di Klimt

Immaginate una stanza regale, divanetti confortevoli, una dolce musica in sottofondo e d’improvviso la magia… tutti i quadri di Gustav Klimt prendono vita e allo spettatore sembrerà di farne parte.

Tutto questo insieme allo sfavillare degli effetti speciali è al centro della mostra multimediale dedicata a Klimt che dal 7 giugno 2017 sta occupando le stanze della Reggia di Caserta, affascinando milioni di visitatori. Un’iniziativa prodotta da Crossmedia Group e distribuita da Gest Show che permette di vivere un’esperienza emozionante all’insegna dell’arte e della cultura.

Potrete osservare il bacio più lungo della storia, catturato in quell’attimo di eternità senza fine, l’austera Giuditta ricorperta d’oro, la Veritas senza veli e le mille altre donne che hanno fatto parte della vita e dell’opera del grande maestro viennese. Sono proprio le donne, infatti, il perno dell’arte klimtiana, le protagoniste assolute del suo estro, ritratte nelle forme più svariate e con ruoli molteplici. Nobildonne, ninfe, personificazioni di concetti astratti, spesso figure eteree e inafferrabili, ritratte per lo più nude. Se è vero che gli esempi di nudo nell’arte sono innumerevoli, tuttavia quello klimtiano è carico di significati che vanno ben oltre l’erotismo. Esso, infatti, esprime i concetti di grazia e sensualità incarnati da queste figure femminili che sembrano essere tornate alle origini, alla loro essenza primordiale, prive degli artifizi che la cultura del tempo e quella precedente avevano loro imposto. Eppure il nostro artista seppe conciliare alla perfezione questa semplicità delle figure con il preziosismo e l’accuratezza dei dettagli, i colori vivaci, la forte impronta realistica propria dell’art nouveau nonché con i forti significati celati nei suoi quadri.

 

In ogni opera si intravede un alone di mistero e di inesplorato, una sorta di lotta eterna tra la vita e la morte, tra la giovinezza e la vecchiaia come possiamo dedurre da Le tre età della donna e Morte e vita. Su tutto, però, vince la Speranza ritratta spesso dall’artista come una donna incinta e con un compito arduo: quello di partorire per l’umanità la possibilità di un cambiamento. Proprio il cambiamento, infatti, rappresenta il fine ultimo della sua arte, il volersi distaccare dai maestri contemporanei per dar vita a qualcosa di nuovo e in questo Klimt riuscì perfettamente anche se dovette scontrarsi coi tabù e le restrizioni della sua Vienna.

La mostra offre allo spettatore diversi momenti per entrare in contatto con questi capolavori e per conoscere più a fondo la personalità dell’artista: l’esposizione delle copie dei quadri più noti, l’utilizzo di un visore vr che permette di compiere un percorso virtuale all’interno di alcuni di essi e, infine, la completa presentazione multimediale di tutte le opere klimtiane.

Il visore, in particolare, trascina lo spettatore in una realtà fantastica, suscitando alterne e diverse sensazioni: dalla paura del fuoco (allegoria dell’incendio del castello di Immendorf, al cui interno erano custoditi Quadri delle Facoltà) si passa alla quiete di una giornata primaverile trascorsa sul laghetto del Kammer Castle of Lake.

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Insomma non resta che lasciarsi affascinare da questa esperienza unica e irripetibile che, grazie al successo ottenuto, sarà ancora disponibile fino al 7 gennaio 2018.

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Letteratura

Un amore “liberato”

Diritto d’amore di Stefano Rodotà, pubblicato da Laterza nel luglio 2017, a un mese dalla sua scomparsa, è una riflessione profonda sulla società nella quale viviamo, che parte da una conoscenza altissima della materia giuridica, legislativa e costituzionale, resa accessibile anche e soprattutto ai non addetti ai lavori.

Profonde sono le considerazioni sul senso e sul valore delle relazioni nella società odierna e su come queste si siano evolute nel corso degli anni, di come l’istituzione matrimoniale monogamica ed eterosessuale non sia più il percorso obbligato e soprattutto l’unica e assoluta rappresentazione dell’amore; non a caso una delle pagine più dense di significato è quella in cui l’autore riflettere sul senso intrinseco del termine “coppia di fatto”, come forma riduttiva e infelice che nasce per differenziare questa condizione dalle cosiddette “coppie di diritto”.

In questa disamina un posto importante è occupato dall’evoluzione che ha subito il ruolo della donna in seno alla società, che le ha permesso di passare da uno stato di sottomissione e subordinazione alla possibilità di conseguire rapporti paritari con l’altro sesso.

Attraverso un percorso diacronico e sincronico Rodotà ha analizzato quasi settant’anni di evoluzioni sociali che hanno interessato l’Italia, ma anche l’Europa e gli Stati Uniti, in materia di relazioni, matrimoni e diritto di famiglia, ma soprattutto in relazione ai diritti fondamentali. Infatti, l’analisi dei casi specifici parte da una concezione di fondo: il diritto d’amore è associato a quei diritti fondamentali che Rodotà ha sempre considerato “presidio della vita”; esso dovrebbe basarsi sull’autodeterminazione del singolo individuo e dovrebbe essere svincolato da qualsiasi forma di sottomissione, utilitarismo e coercizione. Questa premessa è funzionale a rispondere alla domanda che viene posta nell’incipit: “Le parole diritto e amore sono compatibili?”.

L’autore accompagna il lettore verso la risposta come attraverso un sentiero che ha disseminato di mollichine di pane: abbiamo riferimenti legislativi e costituzionali, testimonianze di casi specifici, citazioni dal De Amore di Andrea Cappellano e dall’Epistolario di Stendhal. Tutto ciò è funzionale a mostrare una società in mutamento perché formata da individui che amano, e l’amore è in assoluto il sentimento meno vincolabile a norme cristallizzate.

Dunque, con queste premesse, potrebbe sembrare un’aporia parlare di diritto d’amore? Niente affatto. L’amore non ha bisogno di legittimazione ma di comprensione; le dinamiche relazionali e i rapporti non sono immutabili ed eterni e perciò non può esistere un insieme di norme o leggi immutabile che tuteli tali rapporti. Da ciò l’autore preme affinché ci sia una maggiore elasticità da parte del sistema legislativo, perché è la materia stessa a richiederla; come sottolinea: “la regola giuridica può accompagnare
la vita e l’amore e non imporre modelli obbligati”, perché il diritto d’amore è “un diritto di libertà e non necessita di una concessione”.
Viene presentato al lettore un amore “liberato” che si manifesta nella coppia senza distinzione di sesso, che si realizza nell’intimità e nell’affermazione dell’identità dell’individuo. Il momento in cui si inizia a parlare di diritto d’amore è in relazione all’altro, cioè nella dialettica coppia/società. Tanto nell’intimità questo sentimento dovrebbe essere libero e invincolabile, quanto all’esterno dovrebbe essere tutelato, garantito con norme che crescano e si evolvano con e nella società stessa.

Sarebbe possibile scrivere pagine e pagine di riflessioni partendo dalla lettura di questo libro, sviluppare infinite discussioni sul ruolo della donna, sulle unioni civili, sul principio di autodeterminazione, perché è un testo che tocca molto da vicino il modo in cui viviamo e guardiamo ai rapporti e ancor più perché la nostra generazione si colloca nel mezzo, tra il retaggio di una società patriarcale e la spinta propulsiva data al modo di concepire le relazioni dalle leggi del 1970 e 1978, rispettivamente la legge sul divorzio e quella sull’aborto.

Ogni riflessione sarebbe vana se non si partisse dal presupposto che un’idea così elevata dell’amore può basarsi solo e soltanto sul rispetto della libertà personale di ogni essere umano. Questo è il lascito di Stefano Rodotà.

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Eventi Letteratura

“Napoli Città Libro” tra sinergia e sviluppo culturale

Sotto la pedana di legno le onde del mare si rifrangono sulla sabbia fredda. La luna illumina i grandi tendoni bianchi mossi dal vento ormai autunnale. Presso il Bagno Elena a Posillipo una varietà luminescente di persone ben vestite si accalca tra le sedie ordinate sulla pedana, cercando di prendere posto.

Il comitato Liber@arte, costituito dalle case editrici Rogiosi, Guida Editori e Alessandro Polidoro, promuove l’iniziativa socio-culturale “Napoli Città Libro”, tesa all’organizzazione di un nuovo Salone del Libro e dell’Editoria a Napoli, previsto al Complesso di San Domenico Maggiore dal 24 al 27 maggio 2018.

Un premio letterario “Napoli Città Libro 2018”, con la collaborazione della fondazione Premio Napoli, sarà incluso in questo ambizioso progetto che mira a coinvolgere il maggior numero di persone interessate.

Parole chiave della serata, infatti, sono “sinergia”, “rete”, “raccordo”: il direttore artistico Francesco Durante mette ben in evidenza quale sia la principale caratteristica di questo nuovo Salone, che dovrà rappresentare anche un momento di sintesi tra tutti i festival del territorio. “Napoli Città Libro” è configurato come uno spazio di arricchimento sociale e culturale, non solo industriale, un evento che ha Napoli come palcoscenico e luogo d’incontro per lettori e scrittori, ma soprattutto il frutto della collaborazione di tre importanti case editrici che hanno deposto l’ascia di guerra del mercato concorrenziale e hanno deciso di unire le forze.

Anche il tema monografico previsto per quest’edizione richiama l’idea di un’apertura, in particolare un coinvolgimento internazionale: “Back home”, il ritorno a casa degli autori italiani all’estero, degli scrittori meridionali che lavorano al Settentrione, e del Salone del libro a Napoli.

È stata richiamata più volte l’esperienza di “Galassia Gutenberg”, la fiera del libro napoletana spentasi lentamente nel primo decennio del Duemila, un’iniziativa che era già connotata sia dall’idea della partecipazione attiva di tutti gli appassionati , sia dall’aspetto sociologico dell’evento, evidente sin dal titolo.

Decisamente pregnante l’espressione scelta dal sindaco De Magistris nel suo intervento: lo scopo di questa nuova fiera è la “militarizzazione della città attraverso la cultura”. In riferimento a una città che è pervasa da varie forme di anarchia a un livello quasi fisiologico, e che quindi necessita di provvedimenti severi e radicali, risulta davvero interessante immaginare un intervento strutturato e profondo della Cultura, questa entità gentile e potentissima che forma, stimola e spinge all’azione.

La presentazione si conclude con l’attenzione dei presenti completamente rapita dalla voce dello scrittore Maurizio De Giovanni, che racconta magistralmente alcuni scorci dei suoi romanzi di successo. Le meravigliose note dei musicisti EbbaneSiS, Daniele La Torre e Alessia Ciccone contribuiscono a creare un’atmosfera suggestiva e cullante, accompagnata dalla spuma del mare sotto i piedi.

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