“Connettere il mondo con le storie che contano”: la World Press Photo Exhibition 2018 al PAN

Nel mare cristallino dell’arcipelago di Zanzibar quattro donne completamente vestite galleggiano stese a pancia in su, tenendo stretta sul petto una tanica di plastica vuota. Hanno gli occhi chiusi e l’espressione concentrata, mentre le loro vesti gialle ondeggiano leggere sul pelo dell’acqua azzurra. È una scena strana, attira l’attenzione e incuriosisce. La descrizione accanto rivela che lo scatto di Anna Boyiazis racconta lo svolgimento di un corso di nuoto rivolto alle donne: un corso di nuoto che si rende necessario perché la maggior parte delle donne non sa nuotare, dal momento che la cultura islamica conservatrice impone delle restrizioni e non esistono costumi da bagno considerati sufficientemente decorosi. Infatti, le donne ritratte sono coperte dalla testa ai piedi: è l’unica soluzione che permette loro di entrare in acqua e imparare a nuotare grazie all’apposito progetto locale, denominato Panje, “pesce grande”.

Tre fiori gialli coprono il volto di una ragazza avvolta in una veste magenta; altri tre ritratti mostrano ragazzine nigeriane con il volto coperto – dall’abito, dall’ombra, dalle proprie mani. Un gruppo di militanti islamici rapisce giovani donne che vanno a scuola, le cinge con cinture esplosive e le invia in luoghi affollati come arma da guerra. Il gruppo si chiama Boko Haram, traducibile con “l’istruzione occidentale è proibita”. Le ragazze immortalate da Adam Ferguson sono riuscite a scappare e a trovare aiuto.

Due anziani cinesi sorridono felici attorno a un tavolo ricoperto di farina e impasto fatto in casa. Un cagnolino si stiracchia sotto il tavolo, crogiolandosi alla luce di un raggio di sole che attraversa una finestra. Un altro raggio fende l’oscurità dell’ambiente ristretto, rivelando un piccolo letto, un mobiletto e un piano da lavoro sovraccarico. La fotografia di Li Huaifeng racconta un istante della vita serena di due fratelli all’interno della loro yaodong, un tipo antichissimo di abitazione della Cina centrale, scavata nel fianco di una collina. Le yaodong sono numerosissime nell’altopiano del Loess, la cui conformazione permette alle abitazioni di preservare un clima fresco in estate e caldo in inverno.

In Kenya sorge un rifugio per cuccioli di elefante gestito dagli abitanti del luogo, ex guerrieri Samburu. Gli elefanti vengono curati e accuditi fino al loro reinserimento nel proprio habitat naturale. Ami Vitale fotografa il momento in cui gli animali vengono nutriti, una tenera carezza, il dolce e colorato salvataggio di un cucciolo, e, infine, la dimostrazione del modo in cui fare un “bagno di terra” rivolto ai piccoli nuovi arrivati da parte di un elefante adulto.

Kadir van Lohuizen attraverso quattro scatti narra la gestione dei rifiuti in Nigeria, in Olanda, in Giappone e negli Stati Uniti. La produzione dei rifiuti sta aumentando in maniera esponenziale, tanto che non siamo più in grado di gestirli correttamente: di questo passo entro trent’anni gli oceani potrebbero arrivare a contenere più plastica che pesci, secondo il Forum Economico Mondiale.

È difficilissimo uscire dal Palazzo delle Arti Napoli senza avere la mente dominata da forti impressioni: donne che cercano di impedire lo sviluppo del seno delle proprie bambine per proteggerle dalle aggressioni, la vita spensierata di due ragazzine in un villaggio bioenergetico in Austria, il fragile ecosistema delle Galapagos, uomini e donne usciti per andare nel proprio ufficio londinese o ad un concerto in America, che si ritrovano invece, improvvisamente, vittime della follia omicida, sul ciglio della strada o a terra, tra un rivolo di sangue e il palco allestito.

Storie che riscuotono dal torpore a cui un’informazione superficiale acquisita passivamente può facilmente condurre. Attimi di una vita trascorsa in maniera difficile, o in maniera semplice, secondo le tradizioni del proprio paese o cercando soluzioni innovative per far fronte agli ostacoli: tutti gli scatti della World Press Photo Exhibition 2018 aprono la mente e donano un po’ di consapevolezza in più riguardo a ciò che succede nel mondo e al mondo, al di là della nostra porta. La mostra di fotogiornalismo durerà fino al 16 dicembre; visitarla è come fare un viaggio attraverso milioni di vite.

 

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